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venerdì 7 maggio 2010

D’Alema e la giustizia. I falsi moralisti.

Dopo l’ultima puntata di Annozero in cui D’Alema si indigna per il caso Scaiola, ergendosi a moralista e moralizzatore, forse è giusto fare mente locale e ripassare un po’ i suoi trascorsi giudiziari. Per fare ciò non serve interpellare esperti di politica o di economia ma è sufficiente dare un’occhiata alla pagina di Wikipedia dedicata (di cui riporto integralmente la parte che riguarda le sue vicende giudiziarie). A voi le conclusioni.
(clicca sul titolo per leggere l'articolo completo)


D'Alema e la giustizia

Tangentopoli
Nei primi mesi del 1993, quando l'inchiesta di Mani Pulite iniziava ad occuparsi delle cosiddette tangenti rosse al PCI-Pds, D'Alema definiva spregiativamente il pool «il soviet di Milano».                     Il 5 marzo 1993, il governo di Giuliano Amato approvò il decreto Conso, con cui il parlamento cercava una "soluzione politica" a Tangentopoli. Il decreto fu contestato da gran parte della popolazione, non fu firmato dal presidente Scalfaro e fu criticato dal PDS. Questo episodio fu causa di attrito fra D'Alema e Amato: il presidente del consiglio accusò il PDS di aver tenuto un comportamento ambiguo.
Finanziamento illecito ai partiti
Secondo un'inchiesta di Panorama, nel 1985 Massimo D'Alema, allora segretario regionale del PCI in Puglia avrebbe intascato 20 milioni di lire per il partito da parte di Francesco Cavallari, imprenditore barese, "re" delle case di cura riunite). L'episodio sarebbe stato ammesso anche da D'Alema in sede processuale, ed infatti stando a quanto riportato da Panorama il giudice Russi nel decreto di archiviazione del caso avrebbe aggiunto le seguenti considerazioni: "Uno degli episodi di illecito finanziario, e cioè la corresponsione di un contributo di 20 milioni in favore del Pci, ha trovato sostanziale conferma, pur nella diversità di alcuni elementi marginali, nella leale dichiarazione dell'onorevole D'Alema (...)" . L'inchiesta sottolinea inoltre come all'epoca dei fatti la vicenda non avesse trovato spazio sulla stampa.
Concorso in aggiotaggio nella scalata alla BNL
Per D'Alema è stato ipotizzato dal GIP Clementina Forleo il concorso in aggiotaggio nell'ambito della scalata alla BNL organizzata dalla Unipol di Giovanni Consorte. Il giudice Forleo richiese nel 2007 al Parlamento italiano la possibilità di utilizzare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che coinvolgevano D'Alema e Consorte nel procedimento a carico degli scalatori, procedimento che peraltro non vede D'Alema tra gli indagati.
Secondo il Parlamento Europeo - chiamato dal Parlamento italiano a pronunciarsi in materia, in quanto D'Alema era parlamentare europeo all'epoca dei fatti - i testi delle telefonate tra D'Alema e Consorte non potranno essere utilizzati in quanto già esistono agli atti elementi di prova sufficienti a suffragare l'accusa nei confronti degli autori della scalata, peraltro già rinviati a giudizio.
L'appartamento romano
Nel 1995 D'Alema rimase coinvolto nella cosiddetta Affittopoli, una campagna mediatica promossa da Il Giornale: enti pubblici davano in locazione a VIP appartamenti ad equo canone. Dopo una dura campagna mediatica D'Alema lasciò l'appartamento per comprare casa a Roma, ma solo dopo essersi presentato alla trasmissione di Rai Tre condotta da Michele Santoro, dal titolo Samarcanda, in cui ha giustificato la cosa affermando che avesse bisogno della casa degli enti perché versava metà del suo stipendio da parlamentare al partito (all'epoca consistente in circa 12 milioni di Lire al mese). L'immobile in questione era un appartamento di 146 m2 in zona porta Portese per il quale pagava un equo canone pari a 1060.000 lire (che rivalutati secondo l'inflazione ISTAT al 2010 corrispondono a circa 780 euro).

La passione velica

Appassionato di vela D'Alema è stato proprietario di una prima barca a vela, la Ikarus, e successivamente - con i proventi della vendita della stessa integrati dalla vendita di una casa nel frattempo ereditata dal padre e da un leasing ha acquistato, in comproprietà, una nuova barca a vela, la Ikarus II, lunga 18 metri, che è stata pagata la metà del prezzo originale: i cantieri "Stella Polare" di Fiumicino gliel'avrebbero regalata per questioni di pubblicità ma lui ha voluto comunque almeno pagarne la metà.

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